Contributi esteri e Pension Credits: cosa sono e a chi spettano
5 Giugno 2024
Hai svolto periodi lavorativi in diversi Paesi dell'Unione Europea? Sai come tutelare la tua pensione e cumulare i contributi versati all'estero? Scopri di più sulla tematica dei contributi esteri, con particolare attenzione ai Pension Credits.

Cosa vedremo in questo articolo
La globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione delle imprese spingono un numero crescente di lavoratori a svolgere periodi lavorativi in Paesi esteri. In questo scenario, la tutela previdenziale rappresenta un aspetto fondamentale da considerare per questo abbiamo voluto approfondire la tematica relativa ai contributi esteri, e in particolare, ai Pension Credits.
Ma perché la previdenza è importante per chi lavora all’estero?
La scelta di svolgere un rapporto di lavoro all’estero comporta diverse implicazioni dal punto di vista previdenziale. Infatti è necessario valutare se il Paese di destinazione ha stipulato o meno accordi previdenziali con l’Italia, i quali possono facilitare il riconoscimento dei periodi di lavoro svolti all’estero ai fini del diritto e/o della misura della pensione.
Il principio di territorialità nella previdenza: cosa significa e come funziona
Nel complesso panorama delle norme che regolano la previdenza, vi è un principio fondamentale che assume un ruolo centrale: la territorialità. Esso stabilisce che la legislazione previdenziale da applicare al lavoratore dipendente sia quella del Paese in cui viene effettivamente svolta la prestazione lavorativa.
In parole semplici, questo significa che non importa la nazionalità del lavoratore o la sede della sua azienda: ciò che conta è il luogo in cui svolge il proprio lavoro. La disciplina previdenziale a cui il lavoratore è soggetto è quindi quella del Paese in cui si trova fisicamente durante il periodo di lavoro.
Perché il principio di territorialità è importante?
Questo principio assume un’importanza cruciale per diverse ragioni:
- Garantisce la parità di trattamento: tutti i lavoratori che svolgono la propria attività nello stesso territorio, indipendentemente dalla loro provenienza, sono soggetti alle medesime regole previdenziali.
- Evita sovrapposizioni e conflitti di legge: in un mondo globalizzato dove la mobilità lavorativa è sempre più frequente, il principio di territorialità aiuta a scongiurare situazioni in cui un lavoratore potrebbe essere soggetto a due diverse legislazioni previdenziali contemporaneamente.
- Tutela i diritti dei lavoratori: garantisce che i lavoratori godano di una copertura previdenziale adeguata e commisurata alle condizioni del Paese in cui operano.
Contributi esteri: accordi internazionali per la totalizzazione dei contributi
Il principio di territorialità, secondo cui la legislazione previdenziale da applicare è quella del Paese in cui viene svolta la prestazione lavorativa, può essere derogato grazie agli accordi internazionali. Questi accordi, che si distinguono in:
- Regolamenti Comunitari, per quanto riguarda l’ambito degli Stati europei contraenti;
- Convenzioni bilaterali, per quanto riguarda i Paesi extracomunitari.
Hanno l’obiettivo di tutelare i lavoratori garantendo loro la stessa copertura previdenziale e pensionistica prevista dalle legislazioni nazionali.
Al centro di questi accordi vi è la totalizzazione dei periodi assicurativi.
Vediamo di cosa si tratta.
Totalizzazione dei contributi
La totalizzazione dei contributi esteri è la somma dei contributi versati in regimi previdenziali italiani ed esteri, utile per acquisire il diritto ad un’unica pensione. Tuttavia, occorre differenziare la posizione di chi ha lavorato nei Paesi appartenenti alla Comunità Europea da chi ha lavorato nei Paesi extraeuropei convenzionati con accordi bilaterali con l’Italia e chi invece, ha lavorato nei Paesi extraeuropei non convenzionati.
Cosa cambia?
Nei paesi appartenenti alla Comunità Europea o nei Paesi extraeuropei convenzionati con accordi bilaterali con l’Italia è possibile richiedere la totalizzazione internazionale gratuitamente. Invece, per tutti coloro che hanno svolto un rapporto di lavoro in un Paese extraeuropeo privo di accordi bilaterali con l’Italia, la totalizzazione è onerosa.
La totalizzazione, dunque, non comporta il trasferimento di contributi da uno Stato all’altro, ma consente di tener conto, ai soli fini dell’accertamento del diritto alla pensione, dei contributi maturati nei Paesi convenzionati dove l’interessato ha lavorato.
Abbiamo approfondito la tematica all’interno della nostra guida completa, puoi trovarla cliccando qui: https://previon.it/totalizzazione-contributi-esteri-guida-completa/
Contributi esteri e pensione
I contributi da lavoro estero possono consentirti di:
- Accedere alla pensione di vecchiaia: per raggiungere i 20 anni di contributi, requisito minimo per l’accesso alla pensione ordinaria unitamente al requisito anagrafico dei 67 anni di età.
- Anticipare l’uscita pensionistica: 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne; 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
Alcuni Stati, come l’Inghilterra riconoscono ulteriori anni di contribuzione accreditata d’ufficio. La previdenza complementare, nonostante la Brexit, non ha subìto modifiche.
Tutti coloro che hanno svolto rapporto di lavoro in Inghilterra possono richiedere la totalizzazione internazionale. Inoltre, la legislazione britannica ha una peculiarità: Pension Credits.
Vediamolo in dettaglio.
Pension Credits: cos’è, a cosa serve
Il “Pension Credits” non è altro che un riconoscimento d’ufficio di contributi figurativi per tutti coloro che hanno lavorato in Inghilterra prima del 6 aprile 2012. Infatti, questi ultimi si sono visti accreditare sul proprio estratto contributivo estero 3 anni, ovvero 156 settimane.
Nello specifico questi 3 anni vanno a coprire la fascia di età dai 16 ai 19 anni, relativa al periodo di studio scolastico.
Lo scopo principale della norma che ha introdotto il “Pension Credits” era volto a “trattenere” i giovani a scuola il più possibile invece di accedere immediatamente al mercato del lavoro. Da tale previsione è discesa l’assimilazione anche per i contribuenti non britannici, italiani nel nostro caso, sulla base del principio di non discriminazione.
Dal 6 aprile 2012 la norma è stata abrogata, ma ha conservato i suoi effetti per tutti coloro che fino a tale data hanno prestato servizio in Inghilterra.
Tale norma è assimilabile, nel nostro sistema previdenziale, alla contribuzione figurativa in quanto la maturazione avviene non a richiesta, come nel caso del riscatto, ma con un automatismo ab-origine per la circostanza del possesso di determinati requisiti personali.
Per tutti coloro che hanno svolto periodi di lavoro in Inghilterra è fondamentale richiedere l’estratto conto contributivo estero e in alternativa il libretto di lavoro estero, al fine di verificare il riconoscimento d’ufficio di tali contributi.
Tale verifica è consigliabile anche a coloro che percepiscono già la pensione, per poter verificare che l’ammontare rispecchi quanto dovuto.
Per avere una panoramica completa è consigliabile richiedere una consulenza previdenziale infatti, il supporto di un esperto previdenziale è cruciale al fine di verificare se la contribuzione estera possa essere un valore aggiunto per la tua pensione.
Data la possibilità di utilizzare ai fini del diritto i contributi esteri, è importante, sia per coloro che hanno svolto attività lavorativa in Inghilterra che in altro paese estero, di controllare il proprio estratto contro contributivo estero e di richiedere un controllo della propria situazione previdenziale.
Con PreviOn avrai a disposizione un consulente dedicato che ti guiderà in ogni fase del percorso, non perdere altro tempo, metti al riparo i tuoi diritti previdenziali.