TFR e previdenza complementare: un nuovo semestre di silenzio-assenso?

27 Novembre 2024

Il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) è una somma accantonata dal datore di lavoro per i dipendenti, ma vi è anche la possibilità di destinarlo a un fondo pensione? Nel 2025 potrebbe tornare il meccanismo del "silenzio-assenso", obbligandoti a riconsiderare la tua scelta. Analizziamo in questo articolo di cosa si tratta e perché è importante essere informati.

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“Caro lavoratore, il tuo TFR lo vuoi lasciare in azienda o lo vuoi destinare ad un fondo pensione?”

Questa è la domanda che prossimamente potrebbe porti il tuo datore di lavoro.

Come mai?

Se fai uno sforzo di memoria, non è la prima volta che ne senti parlare: al momento dell’assunzione, dovresti avere compilato il modello TRF2 con il quale hai espresso la tua preferenza in merito alla destinazione del tuo TFR.

Per promuovere le adesioni alla previdenza complementare, potrebbe accadere che l’anno prossimo venga avviato un nuovo semestre di “silenzio-assenso”. Se ne era parlato molto qualche mese fa, poi la proposta è scomparsa nella bozza di Legge di Bilancio, e ora viene riproposta da alcune forze politiche come emendamento.

Al momento quindi non sappiamo se questa proposta diventerà legge e non siamo qui per dare un giudizio in merito all’utilità della stessa, ma riteniamo opportuno spiegarti di cosa si tratta e perché è importante che tu corra ad informarti. 

Per non farti cogliere impreparato, continua la lettura: in questo articolo ti offriamo una guida pratica per capire la domanda alla quale probabilmente sarai chiamato a rispondere.

  1. Cos’è il TFR
  2. Il “silenzio-assenso” come acceleratore della previdenza complementare
  3. TFR nel fondo pensione o in azienda?
  4. Vantaggi della destinazione del TFR nel fondo pensione

Cos’è il TFR?

Il TFR, ovvero il Trattamento di Fine Rapporto, è una somma di denaro accumulata dal datore di lavoro durante il periodo di lavoro di un dipendente, destinata a essere versata al lavoratore a lato della cessazione del contratto.

Non si tratta di una cifra fissa, ma calcolata anno per anno e corrisponde alla retribuzione lorda annuale diviso 13,5. Se lasciato in azienda, la somma viene rivalutata anno per anno in base all’inflazione o, meglio, seconda la seguente formula:

1,5% + il 75% dell’indice dei prezzi al consumo

Con la legge 252/2005 è stata introdotta la possibilità di destinare il TFR alla previdenza complementare. Pertanto, invece di accumulare la somma presso il datore di lavoro, lo stesso la verserà ad un fondo pensione. Di conseguenza, il TFR non verrà rivalutato in base all’inflazione, ma verrà investito nei mercati finanziari e godrà quindi dei rendimenti conseguiti dal comparto di investimento scelto.

Questa è solo una differenza, la più importante, tra lasciare il tuo TFR in azienda o destinarlo ad un fondo pensione.

Un’importante precisazione: se l’azienda presso la quali lavori ha più di 50 dipendenti, il trattamento di fine rapporto non rimane materialmente presso il datore di lavoro, ma è accumulato presso il Fondo di Tesoreria INPS.

Il “silenzio-assenso” come acceleratore della previdenza complementare 

Il “silenzio assenso” è un meccanismo giuridico che, in mancanza di una risposta esplicita da parte dell’interessato, implica un’automatica approvazione di una decisione. Nel contesto della previdenza complementare, significa che, se un lavoratore non esprime una preferenza specifica, il suo TFR (trattamento di fine rapporto) viene automaticamente trasferito al fondo pensione, facilitando così la partecipazione al sistema di previdenza senza necessità di azioni attive da parte del lavoratore.

In poche parole, può essere che l’anno prossimo ti venga chiesto di compilare nuovamente un modello con il quale indicherai se vuoi mantenere il TFR presso il datore di lavoro o meno; se entro sei mesi non provvederai a fare una scelta esplicita, in automatico il tuo TFR verrà collocato presso la forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi collettivi territoriali o aziendali.

Facciamo un esempio.

Sei un dipendente al quale si applica il CCNL metalmeccanici e in sede di assunzione hai indicato di voler lasciare il tuo TFR presso il datore di lavoro, a gennaio 2025 ti viene comunicato di dover confermare o negare la tua prima scelta e hai sei mesi di tempo per rispondere. Se entro il 30/06/2025 non ti ricordi di fare la tua scelta, dal mese di luglio il tuo TFR verrà collocato in automatico nel fondo negoziale Cometa, per la precisione del comparto di investimento garantito con componente obbligazionaria maggioritaria.

Come ben puoi capire, una nuova campagna di “silenzio-assenso” viene proposta al fine di far riflettere nuovamente i lavoratori italiani in merito alla collocazione del loro TFR, spingerli a informarsi in merito ai benefici della previdenza complementare e nei casi più estremi aumentare il numero delle adesioni in modo tacito.

TFR nel fondo pensione o in azienda? 

La scelta di destinazione del TFR nel fondo pensione è irrevocabile. Per questo, consigliamo sempre di informarsi in modo corretto, non è una decisione da prendere alla leggera e ogni singola situazione è da analizzare a sé stante. 

Ad ogni modo, le principali differenze tra le due opzioni riguardano:

  • Il regime di tassazione del tuo TFR;
  • la modalità con quale le somme accumulate verranno rivalutate;
  • i tempi e il modo in cui lo stesso ti verrà liquidato.

Qualora tu decidessi di lasciare il TFR in azienda, questo verrà accumulato anno per anno e rivalutato in base all’inflazione, come già detto, e ti verrà liquidato al momento della cessazione del rapporto di lavoro in essere. Se presenti le dimissioni volontarie, vai in pensione, vieni licenziato o cambi azienda, ti verrà pagato dal datore di lavoro successivamente all’ultimo giorno di lavoro e sarà soggetto a tassazione separata, andrai quindi a pagare un’imposta pari all’aliquota Irpef media degli ultimi cinque anni.

Al contrario, se decidi di destinare il tuo TFR alla previdenza complementare, non verrà più rivalutato, ma, essendo investito nei mercati finanziari, maturerà dei rendimenti il cui ammontare ovviamente dipende dal comparto di investimento scelto e dall’andamento del mercato.

La finalità dell’accumulo è di tipo assicurativo: metti da parte dei soldi al fine di integrare la tua pensione pubblica con una seconda entrata, una rendita integrativa, per tutelarti dal rischio di esaurire le tue risorse finanziarie in vecchiaia, dal momento che l’assegno pensionistico erogato dall’ente previdenziale pubblico sarà d’importo insufficiente.

La scelta di destinazione del TFR è irrevocabile, quindi dovrai comunque proseguire, ad eccezione di alcune possibilità di anticipo e riscatto ben definite, con la tua scelta. Al momento del pensionamento, potrai accedere alle risorse accumulate nel fondo pensione, convertire in tutto o in parte in capita o rendita, che verranno tassate in modo agevolato, pagherai infatti un’aliquota tra il 15% e il 9%, a seconda degli anni di adesione alla previdenza complementare.

Vantaggi della destinazione del TFR alla previdenza complementare 

Per poter esaminare i vantaggi della destinazione del TFR alla previdenza complementare facciamo un esempio. 

Emanuele, nato nel 2004, inizia oggi a lavorare come impiegato in un’azienda metalmeccanica. Secondo le previsioni demografiche andrà in pensione di vecchiaia nel 2064.

Il TFR che matura da qui in poi può lasciarlo in azienda oppure destinarlo ad un fondo pensione. Per semplicità, ipotizzeremo che lo versi in Cometa, che è lo strumento istituito dal Contratto Collettivo Nazionale, il fondo negoziale, tralasciando il fatto che esistono molti altri fondi pensione ai quali aderire.

Emanuele ha una RAL di 20.000€.

Accumula quindi € 1.382 annui di TFR.

Ipotizziamo una crescita del suo stipendio pari all’1% e un’inflazione al 2%.

Se Emanuele lascia il TFR in azienda, nel 2024 quando andrà in pensione potrà riscuotere una somma pari a circa €96.000 come trattamento di fine rapporto al netto delle imposte.

Se invece Emanuele decide oggi di destinare il suo TFR ad un fondo complementare, ipotizziamo che potrà godere di una tassazione agevolata al 9%, beneficerà anche del versamento aggiuntivo da parte del datore di lavoro pari al 2% della RAL, qualora decida di versare anche il suo extra volontario pari all’1,2%.

Nel 2024, alla fine della fase di accumulo il suo TFR sarà diventato pari a circa 146 mila euro.

La scelta tra lasciare il TFR in azienda o trasferirlo a un fondo pensione è cruciale per la tua pensione futura. Il “silenzio-assenso” potrebbe rendere più semplice il trasferimento, ma è fondamentale che tu prenda una decisione informata.

 Avere un quadro chiaro con delle simulazioni veritiere per la tua situazione previdenziale ti aiuterà a prendere decisioni informate e consapevoli. Per una consulenza personalizzata puoi rivolgerti agli esperti previdenziali di PreviOn.

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