Rivalutazione dei Montanti Contributivi: buone notizie per i futuri pensionati
21 Novembre 2024
Diffuso dall’Istat il coefficiente di capitalizzazione dei montanti contributivi da utilizzare per le pensioni aventi decorrenza dal 1° gennaio 2025. Cosa cambia per il 2025? Scopri di più nel nostro articolo.

Cosa vedremo in questo articolo
Nel 2025 le pensioni vedranno un doppio incremento: non solo chi già percepisce l’assegno beneficerà della rivalutazione legata all’inflazione, ma anche i nuovi pensionati otterranno importi più elevati.
L’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha comunicato il tasso di rivalutazione del montante dei contributi accantonati fino a dicembre 2023.
Quindi cosa cambia per il 2025?
Continua a leggere il nostro articolo per conoscere tutte le novità.
Il montante contributivo: cos’è?
Tutti coloro che andranno in pensione dal 1° gennaio 2025 beneficeranno di una rivalutazione del montante contributivo di oltre il 3,6%, il dato è stato fornito dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT). Questo adeguamento garantirà un assegno più alto per coloro che andranno in pensione nel prossimo anno.
Il montante contributivo è la somma dei contributi versati durante la vita lavorativa, rivalutati annualmente in base al tasso di capitalizzazione
La rivalutazione del montante contributivo è in aumento rispetto al 2,3% dello scorso anno e l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) lo ha reso noto con la prot. 2545394/2024 pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro, in cui si diffonde il tasso di capitalizzazione, il quale per la rivalutazione dei montanti contributivi è regolato dall’articolo 1, comma 9, della legge n. 335/1995.
Il tasso di capitalizzazione si basa sulla media quinquennale del Prodotto Interno Lordo (PIL) nominale, al fine di garantire una rivalutazione dei contributi versati in modo da mantenere il potere di acquisto delle pensioni future e assicurare un coefficiente minimo di rivalutazione pari al 1,5% in caso di variazione negativa del PIL.
Rivalutazione del Montante Contributivo: Il Coefficiente per il 2024
Nel quinquennio che precede il 2024, il prodotto interno lordo nominale ha registrato un tasso medio annuo di crescita pari a 0,036622. Questo dato ha portato alla definizione di un coefficiente di rivalutazione del montante contributivo fissato a 1,036622. Tale coefficiente sarà applicato per calcolare la rivalutazione dei contributi accumulati fino al 31 dicembre 2023 per i lavoratori iscritti alle gestioni della previdenza pubblica obbligatoria (INPS).
Inoltre è importante specificare che la rivalutazione interessa esclusivamente il montante contributivo maturato fino al 31 dicembre 2023 e non si applica ai contributi versati nel corso del 2024 né a quelli relativi all’anno di decorrenza della pensione, ovvero il 2025. Per fare un esempio pratico, un montante contributivo pari a 100.000€ alla fine del 2023 raggiungerà il valore di 103.662€, con un incremento netto di 3.662€.
I Precedenti Storici e le Eccezioni
Nel corso della storia, il tasso di rivalutazione è stato negativo solo in due occasioni: nel 2014 e nel 2021. In entrambi i casi, sono state adottate misure correttive per evitare penalizzazioni ai lavoratori.
Nel 2014, il cosiddetto Decreto Poletti (Dl n. 65/2015) ha permesso di scongiurare una svalutazione del montante contributivo, garantendo una rivalutazione neutrale. Nel 2021, invece, il tasso non applicato è stato recuperato l’anno successivo, con la rivalutazione del 2022, assicurando così la continuità del processo di valorizzazione dei contributi previdenziali.
Questo meccanismo di rivalutazione rappresenta uno strumento fondamentale per garantire l’equità del sistema previdenziale e tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori, anche e soprattutto in contesti economici complessi.
Come si calcola il montante contributivo
Il calcolo del montante contributivo individuale si basa su due elementi fondamentali:
- Base Imponibile Annua
La base imponibile annua include tutti i periodi di contribuzione obbligatoria, volontaria, figurativa, da riscatto e da ricongiunzione maturati nel corso di ciascun anno. Questo parametro varia in base alla tipologia di lavoratore:
- Retribuzione annua: per i lavoratori dipendenti iscritti alle rispettive gestioni pensionistiche.
- Reddito annuo: per i lavoratori autonomi iscritti alle gestioni previdenziali specifiche.
- Totale dei Contributi Versati Annualmente
Il totale dei contributi annuali si calcola moltiplicando la base imponibile annua per l’aliquota di computo applicabile. Le aliquote variano a seconda della categoria lavorativa:
- 33%: per i periodi di contribuzione come lavoratore dipendente.
- 24%: per i periodi di contribuzione come lavoratore autonomo.
- Tra il 24% e il 33%: per gli iscritti alla gestione separata INPS, con l’aliquota specifica determinata dalla categoria di appartenenza.
Questo meccanismo consente di valorizzare i contributi accumulati nel corso della carriera lavorativa, rappresentando un elemento chiave nel calcolo della pensione futura.
Pensioni 2025: l’impatto della rivalutazione
L’impatto della rivalutazione ha effetto sulle pensioni 2025, questo perché un tasso di rivalutazione positivo implica un incremento del montante contributivo, ovvero importo pensionistico più alto, come abbiamo approfondito nei paragrafi precedenti.
Nello specifico la novità riguarda il calcolo della pensione con il cosiddetto sistema contributivo, poiché per chi è già in pensione al 31 dicembre 2024, non ci saranno cambiamenti nel calcolo.
Dal 1° gennaio 2025, eventuali rivalutazioni delle pensioni avverranno attraverso la perequazione annua, adeguata al tasso di inflazione.
È importante notare che il tasso di rivalutazione del montante contributivo dipenderà invece dall’andamento dell’economia statale, aumentando o diminuendo proporzionalmente.
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