19 Settembre 2025
Il Disegno di Legge S.1413, presentato al Senato il 5 marzo 2025, introduce una misura molto attesa dal personale scolastico e accademico: il riscatto agevolato dei corsi universitari di studio. La proposta nasce con l’obiettivo di rendere più accessibile il riscatto degli anni di laurea, abbattendo in modo significativo i costi che fino ad oggi risultano proibitivi per molti lavoratori del comparto istruzione e ricerca. Scopri di più.
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Il Disegno di Legge S. 1413, presentato in Senato il 5 marzo 2025, introduce una misura attesa da tempo dal personale scolastico e accademico: il riscatto agevolato dei corsi universitari di studio.L’obiettivo principale della proposta è rendere più accessibile il riscatto degli anni di laurea, abbattendo drasticamente i costi, oggi proibitivi per molti. In questo modo, il personale del comparto istruzione e ricerca potrà trasformare i propri anni di studio in un investimento concreto per la pensione, con un riconoscimento del valore sociale della formazione e del ruolo cruciale che scuola e università svolgono nello sviluppo culturale e civile del Paese.In molti Paesi europei la formazione e il benessere degli insegnanti sono considerati una priorità. Oltre a stipendi più adeguati, viene garantito anche un sistema di welfare professionale ben strutturato, che in Italia deve ancora essere pienamente costruito. In Germania, ad esempio, il riscatto della laurea è gratuito per tutto il personale scolastico.È importante specificare che, se approvata, la misura sarà rivolta ai lavoratori soggetti al calcolo dell’assegno con sistema contributivo, ossia al personale del comparto istruzione e ricerca che ha iniziato a versare contributi a partire dal 1° gennaio 1996. Potranno beneficiarne dipendenti a tempo determinato e indeterminato, inclusi coloro che sono temporaneamente non occupati ma hanno esperienza lavorativa nel settore.In questo articolo analizziamo il contesto normativo di partenza e le novità del DDL S.1413, vediamo in dettaglio.
Cosa vedremo in questo articolo
Il Decreto Legislativo 30 aprile 1997, n. 184 disciplina all’art 2 la facoltà di riscattare gli anni del corso di studi universitari al fine di “trasformarli” in anni contributivi validi ai fini pensionistici. Le modifiche all’articolo 2 del suddetto Decreto Legislativo riguardano la materia del riscatto agevolato del corso di studi universitario per il comparto istruzione e ricerca.Attualmente, l’onere dei periodi di riscatto è costituito dal versamento di un contributo per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo previsto per la gestione dei lavoratori artigiani e commercianti moltiplicato per l’aliquota di computo della gestione previdenziale in cui si effettua il riscatto. Quindi per il 2025 il reddito minimo annuo da considerare per il calcolo del contributo IVS dovuto da artigiani e commercianti è fissato in 18.555 euro. Su questo importo si applica l’aliquota del 33%. Di conseguenza, per le domande di riscatto presentate nel 2025 il costo per un anno di corso universitario è pari a 6.123,15 euro.Per un corso di studi della durata complessiva di cinque anni, quindi, l’importo dell’onere complessivo è pari a oltre 30.000 euro, un investimento rilevante e spesso oneroso da sostenere.
La nuova proposta di legge nasce con obiettivi ambiziosi: favorire il ricambio generazionale, facilitare il turn over del personale, contrastare fenomeni di burnout e introdurre misure di welfare più adeguate per chi lavora nel comparto scuola e ricerca. Per raggiungere questi traguardi, uno dei punti centrali del provvedimento è la riduzione dell’aliquota di computo al 5%. Ma cosa significa in concreto? In pratica, l’onere contributivo richiesto per riscattare gli anni di studio universitari verrebbe ridotto a una percentuale minima. Questo abbasserebbe drasticamente il costo a carico del lavoratore, rendendo il riscatto della laurea facilmente accessibile. E in numeri?In numeri, il comparto istruzione e ricerca potrà riscattare il corso di studi sostenendo un onere pari a poco più di 900€, per ogni anno di studi, a fronte dei 6.000€ sopracitati.
Il punto di forza principale della proposta è la maggiore accessibilità: l’abbattimento dei costi renderebbe il riscatto della laurea un’opportunità concreta anche per i giovani lavoratori e per chi non dispone di grandi risorse economiche.Per molti insegnanti, in particolare, il riscatto agevolato si trasformerebbe in un vero strumento di tutela previdenziale. Considerando che l’ingresso in ruolo avviene spesso in età avanzata, la possibilità di riscattare gli anni universitari a un costo contenuto permetterebbe di maturare più facilmente i requisiti per la pensione anticipata, garantendo maggiore sicurezza sul futuro.Il principale svantaggio oggi da segnalare è che, essendo l’aliquota di computo ridotta al 5%, i contributi accreditati nel montante pensionistico risulterebbero inferiori rispetto a quelli del riscatto ordinario. Questo significa che, pur consentendo di raggiungere prima i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso ad una prestazione pensionistica anticipata, il beneficio sull’importo della pensione potrebbe essere più limitato. Resta comunque da valutare l’impatto sui contributi accreditati e la sostenibilità economica complessiva della misura.In ogni caso, per docenti, ricercatori e personale del comparto istruzione, il DDL S. 1413 rappresenta una concreta opportunità di investimento sul futuro previdenziale, riducendo quelle barriere che fino ad oggi hanno reso proibitivo il riscatto della laurea.
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