Riforma Pensioni 2022: le ultime notizie
31 Agosto 2021
L’incontro tra il ministro del Lavoro ed i sindacati ha sortito un’intesa che potrebbe gettare le basi per la nuova e migliore riforma pensionistica.

Cosa vedremo in questo articolo
La riforma delle pensioni è uno dei nodi cruciali che in questo momento il Governo Italiano si appresta a sciogliere, in vista della deadline del 2021.
Il 31 Dicembre 2021 scade il sistema di pensionamento anticipato con 62 anni di età e 38 di contributi, la cosiddetta Quota 100. Senza proposte valide per sostituirla, il rischio più grande per tutti è che si torni alle regole della Legge Fornero, creando un maxi scivolo pensionistico di 5 anni.
La sperimentazione per il triennio 2019-2021 dell’uscita anticipata di pensione (Quota 100), terminerà il suo corso il 31 Dicembre 2021, a meno che il Governo non intervenga per prolungarla.
Il rischio, per coloro che nel 2021 erano prossimi alla pensione, è quello di veder svanire e ulteriormente rimandare la tanto attesa uscita dal lavoro.
Riforma Pensioni 2022: tutte le news aggiornate
Cosa succederà all’alba del 2022?
Chi, nel 2021, matura i requisiti necessari (62 anni più 38 anni di contributi) potrà beneficare di Quota 100 anche nel 2022, mentre per tutti gli altri la pensione diventa un miraggio. Si ritornerebbe in modo integrale alla Legge Fornero, che necessiterebbe per la pensione di vecchiaia dei 67 anni e minimo 20 anni di anzianità contributiva o con 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne 1 anno in meno) a prescindere dall’età.
Più fortunate le donne, che con Opzione donna (già confermata per tre anni) hanno la possibilità di uscire con 58 anni d’età (59 se autonome) e 35 di contribuzione, ma con il calcolo dell’assegno interamente contributivo.
Leggi anche: Opzione donna pensione 2021: a chi spetta e quali requisiti occorrono
Il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, nel XX Rapporto annuale sulla previdenza, ha presentato alcune soluzioni per il dopo quota 100, vediamole in dettaglio.
Riforma Pensioni 2022 Quota 41
Quota 41 per tutti, indipendentemente dall’età.
Questa formula piace alla maggioranza, poiché ridurrebbe il numero degli anni di contribuzione di quasi due anni per le donne e tre per gli uomini.
L’unico ad avere opinione contraria è il Ministero dell’economia e delle finanze, secondo il quale Quota 41 avrebbe un costo molto più elevato di Quota 100: oltre 4,3 miliardi il primo anno per poi superare i 9,2 miliardi alla decima annualità.
Ipotesi Pensione a 64 anni
Altra opzione è l’uscita a 64 anni d’età con il sistema contributivo. Formula simile a quella attuale della Legge Fornero per i soli lavoratori con anzianità esclusivamente contributiva (lavoratori che hanno iniziato a lavorare dal 01.01.1996): 64 anni di età e 36 di contributi con assegno calcolato totalmente con il sistema contributivo (più sfavorevole) o, in alternativa con 64 anni di età e 20 anni di contributi versati con un importo minimo del trattamento di almeno 2.8 volte l’assegno sociale.
Non a caso l’INPS ha già simulato l’impatto finanziario che un intervento di questo genere apporterebbe alle casse dello Stato: 1,2 miliardi il primo anno con un picco di 4,7 miliardi nel settimo anno.
La soluzione “ibrida” proposta dall’INPS
La soluzione di stampo Pasquale Tridico, prevede l’anticipo pensionistico per la sola quota di pensione contributiva maturata al raggiungimento dei 63 anni d’età con almeno 20 anni di contributi versati e un importo minimo dell’assegno pari a 1,2 volte l’assegno sociale.
La parte restante, quella retributiva, verrebbe poi corrisposta alla soglia dei 67 anni d’età, metodo che secondo le stime dell’INPS risulterebbe il più favorevole.
News Pensioni 2022: le possibili proroghe
Il 2022 molto probabilmente porterà con sé due sistemi di uscita anticipata: l’ape sociale e l’opzione donna.
Il prolungamento di almeno un anno dell’Ape Sociale, permetterebbe ad alcune categorie di lavoratori in difficoltà, come ad esempio i disoccupati a lungo periodo o i disabili, di accedere anticipatamente alla pensione (almeno 63 anni).
Per effetto dell’ultima legge di bilancio, l’opzione donna si è estesa per altri 3 anni, dando la possibilità alle lavoratrici di andare in pensione con 58 anni di età (o 59 se autonome) e 35 anni di contribuzione, optando sempre per il calcolo completamente contributivo.