7 Luglio 2026
Dal 1° luglio 2026 entrano in vigore le nuove regole su fondi pensione, TFR e previdenza complementare. Scopri cosa cambia davvero e quali novità sono state rinviate.
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Il 1° luglio 2026 segna l’avvio di una delle più importanti riforme degli ultimi anni in materia di previdenza complementare.Con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) e dei successivi provvedimenti attuativi, cambiano le regole che disciplinano i fondi pensione, la destinazione del TFR e alcune modalità di erogazione delle prestazioni pensionistiche complementari, come abbiamo esaminato nei nostri precedenti articoli. Tuttavia, è importante fare una precisazione, non tutte le novità previste dalla riforma sono già operative.Alcune disposizioni trovano applicazione dal 1° luglio 2026, mentre altre entreranno in vigore nei prossimi mesi o sono state modificate durante l’iter di approvazione della norma.In questo articolo facciamo il punto su ciò che è effettivamente cambiato e su quali misure, invece, dovranno ancora attendere.
Cosa vedremo in questo articolo
La novità più rilevante riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato assunti a partire dal 1° luglio 2026.Per i nuovi rapporti di lavoro, il TFR è destinato automaticamente alla previdenza complementare, salvo diversa scelta del lavoratore.È importante chiarire che il fondo pensione non diventa obbligatorio.Cosa vuol dire?Il lavoratore dispone di 60 giorni dalla data di assunzione per scegliere se:– lasciare il TFR in azienda;– aderire al fondo pensione previsto dal CCNL applicato in azienda;– destinare il TFR a un diverso fondo pensione.Pertanto, decorso il termine dei 60 giorni senza alcuna comunicazione, opera il nuovo meccanismo di adesione automatica, ovvero il TFR confluisce automaticamente in un fondo pensione previsto dal contratto collettivo nazionale applicato o, qualora presenti, dagli accordi territoriali o nazionali.In questo caso confluiscono nel fondo pensione non solo il TFR maturando, ma anche il contributo del lavoratore e quello del datore di lavoro, quando previsti dal CCNL applicato.Per approfondire cosa cambia per i lavoratori e le aziende puoi leggere il nostro articolo dedicato al TFR qui.
TFR 2026: cosa cambia per i lavoratori e le aziende dal 1° luglio
Un’altra importante novità riguarda il comparto di investimento assegnato in caso di adesione automatica.Fino al 30 giugno 2026 il TFR veniva generalmente destinato ai comparti garantiti, caratterizzati da un profilo di rischio più prudente.Dal 1° luglio 2026, invece, l’investimento segue un approccio life-cycle, costruito in funzione dell’età dell’aderente e dell’orizzonte temporale che lo separa dal pensionamento.L’obiettivo è favorire una maggiore esposizione agli strumenti finanziari con potenziale di rendimento più elevato durante la fase iniziale della carriera, riducendo progressivamente il rischio con l’avvicinarsi della pensione.Naturalmente, la scelta della linea di investimento dovrebbe sempre essere valutata sulla base delle caratteristiche personali, dell’orizzonte temporale e della propensione al rischio.
Le novità non riguardano soltanto la fase di adesione, la riforma interviene anche sul momento in cui il capitale accumulato viene trasformato in una prestazione pensionistica.La Legge n. 199/2025 ha infatti introdotto nell’articolo 11 del D.Lgs. 252/2005 tre nuove tipologie di prestazione pensionistica complementare: la rendita a durata definita, i prelievi liberamente determinabili e l’erogazione frazionata del montante accumulato.Dal 1° luglio 2026, tuttavia, sono operative soltanto le prime due.L’erogazione frazionata del montante entrerà in vigore il 31 ottobre 2026. Questa data è stata fissata dalla legge di conversione del D.L. n. 62/2026, che ha rinviato l’operatività di questa specifica opzione rispetto all’avvio delle altre misure previdenziali.Si tratta di un aspetto importante, spesso poco evidenziato, perché distingue le misure già disponibili da quelle che richiederanno ancora alcuni mesi prima di poter essere effettivamente utilizzate.Fino ad allora, i fondi potranno raccogliere le richieste degli aderenti, ma la prestazione potrà essere erogata solo dopo il completamento degli adeguamenti previsti.Perché è importante fare questa distinzione?Negli ultimi mesi si è parlato molto delle novità introdotte dalla riforma, generando talvolta l’aspettativa che tutte le nuove prestazioni fossero disponibili dal 1° luglio. Distinguere tra misure approvate e misure già operative è fondamentale per fornire informazioni corrette agli aderenti e pianificare in modo consapevole le scelte previdenziali.Per approfondire le tre nuove prestazioni, ti lasciamo il nostro articolo dedicato.
Previdenza complementare: guida alle novità COVIP dal 1° luglio 2026
Tra le novità introdotte dalla riforma, ce n’è una che non è entrata in vigore, nonostante fosse prevista nella versione iniziale del provvedimento.La Legge di Bilancio 2026 aveva infatti previsto l’innalzamento della quota della prestazione pensionistica complementare erogabile in forma di capitale al momento del pensionamento, portandola dal 50% al 60%.Tale modifica è stata però eliminata in sede di conversione della legge e, di conseguenza, restano confermate le regole attualmente in vigore.Pe cui, al momento del pensionamento è quindi ancora possibile scegliere tra:– l’erogazione dell’intera prestazione in forma di rendita;– il 50% in capitale e il restante 50% in rendita;– il 100% in capitale esclusivamente nei casi espressamente previsti dalla normativa.Anche questo aspetto conferma come la riforma della previdenza complementare stia entrando in vigore in modo progressivo: alcune misure sono già operative, altre sono state rinviate e altre ancora sono state definitivamente escluse dal testo normativo.
Il 1° luglio 2026 rappresenta un passaggio significativo nell’evoluzione della previdenza complementare.Le nuove regole modificano l’adesione ai fondi pensione, la gestione del TFR, i criteri di investimento automatico e introducono nuove modalità di erogazione delle prestazioni al pensionamento. Allo stesso tempo, il percorso di attuazione della riforma non è ancora concluso: alcune disposizioni richiedono ulteriori adeguamenti operativi, mentre altre non sono entrate in vigore.Per questo motivo è fondamentale distinguere tra ciò che la normativa ha previsto e ciò che è oggi effettivamente applicabile.Per lavoratori, aziende e professionisti, comprendere l’evoluzione del quadro normativo significa poter pianificare le proprie scelte previdenziali con maggiore consapevolezza, evitando interpretazioni non corrette o aspettative che, almeno per il momento, non trovano ancora applicazione.
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