Previdenza complementare 2026: cosa cambia per capitale e rendita

19 Gennaio 2026

Scopri le novità della Legge di Bilancio 2026 per la previdenza complementare: come cambiano capitale, rendita e prelievi.

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La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto novità significative nel mondo della previdenza complementare, aprendo scenari più flessibili per chi si avvicina al pensionamento.
Fino a poco tempo fa, gli iscritti ai fondi pensione erano chiamati a una scelta piuttosto rigida, che si traduceva nella possibilità di optare per la rendita vitalizia o richiedere l’erogazione del capitale accumulato.
Oggi, invece, il quadro si amplia.
Infatti, emergono nuove modalità pensate per rendere l’accesso alle somme accumulate più modulabili nel tempo, con maggiore attenzione alle esigenze personali.

Questo nuovo approccio consente di rispondere meglio ai propri obiettivi economici, permettendo un accesso alla liquidità in modo più personalizzato.
In altre parole, la fase finale del percorso previdenziale diventa più flessibile, consentendo a ciascun aderente di costruire un piano di uscita dal lavoro su misura, calibrato sulle proprie necessità e priorità.

Tali novità si basano esclusivamente sulle indicazioni contenute nella Lege di Bilancio, infatti, l’effettiva applicazione delle nuove disposizioni dipenderà dalle istruzioni che COVIP fornirà nei prossimi mesi, le quali saranno fondamentali per tradurre le novità legislative in regole operative concrete.

Vediamo tutte le novità in dettaglio.

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Rendita vitalizia e capitale finale: un nuovo equilibrio

Dal 2007 la previdenza complementare è regolata dal D.lgs. 252/2005, che disciplina anche le modalità con cui gli iscritti possono accedere alle prestazioni finali del fondo pensione. Infatti, in base alla normativa vigente fino al 2025, al momento del pensionamento era possibile scegliere tra tre alternative principali:

1. la conversione dell’intero montante in rendita vitalizia;
2. una soluzione mista con 50% del montante in rendita vitalizia e 50% in capitale;
3. il ritiro del 100% del capitale, ma solo al ricorrere di specifiche condizioni.


La Legge di Bilancio 2026 interviene innanzitutto sulla seconda opzione, ampliando la quota di montante richiedibile in capitale che passa dal 50% al 60%. Si tratta di un cambiamento rilevante, che aumenta la flessibilità a disposizione degli aderenti nella gestione delle risorse accumulate al termine della carriera lavorativa.

Questa modifica consente di bilanciare in modo più efficace le diverse esigenze che emergono nella fase di pensionamento ovvero, da un lato, il bisogno di garantire un reddito periodico nel tempo attraverso la rendita e dall’altro, la necessità di disporre di una maggiore liquidità immediata, utile ad esempio per sostenere spese straordinarie o supportare esigenze familiari.

Alla luce di questa revisione, il quadro delle scelte disponibili risulta oggi il seguente:

1. 100% del montante in forma di rendita vitalizia;
2. 40% in rendita vitalizia e 60% in capitale;
3. 100% in capitale, sempre subordinato al rispetto dei limiti previsti dalla normativa.

Oltre la scelta tra capitale e rendita

Fino ad oggi, al momento del pensionamento, la scelta dell’iscritto a un fondo pensione si concentrava essenzialmente sull’alternativa tra liquidazione in capitale e conversione in rendita vitalizia.
Con la Legge di Bilancio 2026, questo schema viene superato a favore di un impianto più articolato, che introduce tre nuove modalità di erogazione della prestazione finale, con l’obiettivo di aumentare la flessibilità senza snaturare la funzione previdenziale dello strumento.

Le nuove opzioni previste dalla normativa sono:

– la rendita a durata definita;
– i prelievi liberamente determinabili;
– l’erogazione frazionata del montante.

Rispetto alla rendita vitalizia classica, che comporta la chiusura della posizione individuale e il trasferimento del capitale a un soggetto assicurativo incaricato dell’erogazione, le nuove prestazioni introdotte dalla Manovra 2026 mantengono un maggiore controllo diretto in capo all’iscritto.
Infatti, queste nuove modalità permettono di mantenere il capitale sotto la gestione diretta del fondo pensione, evitando quindi il passaggio a una compagnia assicurativa come accade tradizionalmente con la rendita vitalizia.

Analizziamo nel dettaglio le nuove opzioni.

La rendita a durata definita

La prima novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 è la rendita a durata definita. A differenza della rendita vitalizia tradizionale, che assicura un flusso di pagamenti per tutta la vita dell’aderente, questa nuova modalità prevede un periodo di erogazione temporaneo, determinato sulla base della speranza di vita residua al momento della richiesta. Tale periodo viene calcolato utilizzando le tavole di mortalità ISTAT, le stesse adottate per il sistema pensionistico pubblico.

L’importo della prestazione non è necessariamente costante nel tempo, infatti, la rata annuale viene determinata dividendo il montante disponibile per il numero di anni di vita residua attesi, con un ricalcolo che può avvenire a ciascuna erogazione.
Questo meccanismo consente di mantenere un collegamento diretto tra l’importo percepito e l’evoluzione dell’aspettativa di vita media.

Inoltre, in caso di decesso dell’aderente prima del termine del periodo previsto, il capitale residuo può essere oggetto di riscatto per premorienza a favore degli eredi, introducendo un elemento di tutela patrimoniale che non sempre è presente nelle rendite vitalizie tradizionali.
Questa soluzione garantisce una durata certa della prestazione, senza copertura del rischio di longevità, lasciando all’aderente un maggiore controllo sull’utilizzo del montante accumulato.

I prelievi liberamente determinabili

I prelievi liberamente determinabili introducono un ulteriore elemento di flessibilità, infatti il beneficiario può ritirare liberamente delle somme purché non superi il totale accumulato.

Tale meccanismo è pensato per bilanciare flessibilità e tutela previdenziale, riducendo il rischio di un utilizzo anticipato eccessivo del capitale accumulato.

Anche sotto il profilo fiscale non sono previste deroghe rispetto al quadro ordinario: alle somme erogate si applica il regime previsto per le prestazioni in forma di capitale o di rendita, con una aliquota di partenza del 15%, destinata a ridursi progressivamente fino a un minimo del 9% in funzione della durata di partecipazione al fondo, premiando così la permanenza nel lungo periodo.

Come anticipato, l’applicazione pratica di queste nuove modalità di prelievo dipenderanno dalle future indicazioni che saranno fornite dalla COVIP.

Erogazione frazionata del montante

L’erogazione frazionata del montante è la terza opzione introdotta dalla nuova Legge di Bilancio 2026, la quale prevede l’erogazione frazionata del montante accumulato per un periodo minimo di cinque anni.

Il montante rimane sotto gestione del fondo pensione e viene distribuito in rate secondo criteri che saranno definiti dalle future istruzioni della COVIP, infatti la normativa attuale prevede solo che il periodo di erogazione non possa essere inferiore a cinque anni, lasciando invece da chiarare aspetti come la periodicità dei pagamenti.

Dal punto di vista fiscale, questa opzione si distingue dalle precedenti modalità, in quanto la prestazione frazionata è soggetta a:

– una ritenuta a titolo di imposta del 20%, ridotta dello 0,25% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un massimo di 5 punti percentuali.

Di conseguenza, l’aliquota massima applicabile è pari al 20%, mentre per gli aderenti con almeno 35 anni di partecipazione al fondo, l’aliquota minima si riduce fino al 15%.

Mentre, le rendite a durata definita e i prelievi liberamente determinabili seguono il regime delle prestazioni in forma di capitale o di rendita.

Per questo motivo, il profilo fiscale della prestazione frazionata richiede una valutazione attenta e personalizzata.

Previdenza complementare cosa aspettarsi nel 2026

La Legge di Bilancio 2026 segna un passo importante verso una previdenza complementare più flessibile e personalizzata.
Grazie alle nuove modalità di erogazione, gli iscritti possono oggi scegliere soluzioni che combinano libertà di prelievo e gestione attiva del capitale, adattandosi meglio alle proprie esigenze di liquidità e alle strategie fiscali individuali.

Confrontando le diverse opzioni disponibili, quali: rendita vitalizia, erogazione in capitale, rendita a durata definita, prelievi liberamente determinabili ed erogazione frazionata del montante, risulta evidente che la scelta non può basarsi solo sull’importo accumulato.
È fondamentale considerare anche le tutele desiderate per la vecchiaia, la disponibilità di liquidità immediata e l’impatto fiscale delle varie soluzioni.

Senza dimenticare che tutte queste novità resteranno subordinata a eventuali istruzioni operative che la COVIP potrà fornire nei prossimi mesi.


In questo contesto, affidarsi a una consulenza previdenziale strutturata diventa essenziale per orientarsi tra norme, opportunità fiscali e scelte di lungo periodo con l’obiettivo di contribuire a costruire soluzioni più sostenibili, efficienti e adatte alle esigenze personali.



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