Pensione e NASpI: quanto incide sul tuo assegno pensionistico?

23 Ottobre 2024

La NASpI, ovvero l'indennità di disoccupazione, è un argomento cruciale, specialmente per quanto riguarda il suo impatto sui contributi previdenziali e sulle future pensioni. In questo articolo esploriamo in dettaglio come la NASpI influisce sul calcolo dei contributi e sulle prestazioni pensionistiche. Continua a leggere per scoprire tutto ciò che devi sapere!

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La tua azienda è in crisi e non sai se riuscirai a lavorare fino all’ultimo giorno prima della pensione?

Eri quasi arrivato al traguardo, mancavano giusto quei tre o quattro anni per arrivare al pensionamento e ora ti chiedi: come farò?

Sei già stato licenziato o hai interrotto la tua attività, tra poco finisci di percepire l’indennità di disoccupazione e non sai come andare in pensione?

Gli interrogativi possono essere vari, in questo nuovo articolo abbiamo approfondito tutto quello che c’è da sapere sull’indennità di disoccupazione (NASpI) e il suo impatto sul futuro pensionistico. 

NASpI: cos’è, come funziona, come si presenta la domanda

La NASpI (Nuova Assicurazione sociale per l’Impiego) è l’indennità di disoccupazione che l’INPS paga a tutti i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro in modo involontario e che possono vantare almeno un minimo di contributi versati.

Quindi se sei stato licenziato (sia per motivi soggettivi sia economici) e hai almeno 13 settimane di contributi versati nei quattro anni antecedenti la perdita del posto di lavoro, allora puoi fare domanda di disoccupazione.

La contribuzione versata deve essere a copertura del rischio disoccupazione. I dipendenti pubblici a tempo indeterminato non pagano i contributi contro il rischio disoccupazione e quindi non hanno diritto alla NASpI. Nonostante questa dovuta precisazione, possiamo dire che oggi la quasi totalità dei lavoratori dipendenti ha diritto alla NASpI in quanto tutti pagano la contribuzione contro il rischio disoccupazione, insieme al rischio vecchiaia, morte e invalidità (IVS). Ti basta aver lavorato almeno tre mesi negli ultimi quattro anni.

Attenzione la perdita del posto di lavoro deve essere stata involontaria, questo è il requisito fondamentale.

Per esemplificare, non percepisci la disoccupazione se presenti tu le dimissioni volontarie, se interrompi il rapporto di lavoro durante il periodo di prova oppure se insieme al datore di lavoro procedete con una risoluzione consensuale per interrompere il rapporto di lavoro.

Hai invece diritto alla disoccupazione se vieni licenziato per qualsivoglia motivo, se durante il periodo di prova il datore di lavoro ti reputa non idoneo alla mansione e se il tuo contratto a tempo determinato scade e non viene rinnovato.

Ci sono dei casi poi da valutare con attenzione: le dimissioni della madre o padre lavoratori durante il periodo di maternità tutelata danno diritto alla NASpI, così come le dimissioni per giusta causa.

Il dato su cui ci si basa è l’ultimo rapporto di lavoro, ovvero non importa come si sono conclusi i precedenti, si guarda la causa di cessazione che oggi ti ha reso disoccupato.

Durante il periodo NASpI riceverai un assegno che l’INPS calcola sulla media degli stipendi relativi agli ultimi quattro anni.

La procedura di calcolo è la seguente:

  • si trova la RMM (Retribuzione media mensile): media delle retribuzioni utili a fini previdenziali (comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive) divise per 4,33;
  • se la RMM è inferiore a €1.425,21, allora verrà messo in pagamento il 75% della retribuzione media calcolata;
  • se la RMM è superiore a €1.425,21 allora si aggiunge il 25% della differenza tra 1.425,21 e il massimale di 1.550,42€;
  • se la RMM è superiore a 1.550,42€ verrà posto in pagamento il massimale.

Il massimale NASpI per l’anno 2024 è pari a €1.550,42 lordi mensili. Significa che nessun disoccupato potrà prende più di questa cifra, anche se i suoi ultimi stipendi erano il doppio o il triplo.

La durata della NASpI dipende dal numero di contributi versati prima della perdita del lavoro. In particolare, nell’arco temporale degli ultimi quattro anni.

Diciamo che, nei casi in cui si è sempre lavorato in modo continuativo, si può accedere alla disoccupazione per la durata massima che è 24 mesi, due anni.

L’importo dell’assegno non sarà sempre uguale: da un certo momento in poi, calerà del -3% ogni mese.

Il meccanismo si chiama décalage e parte dal 6°mese di fruizione se si hanno meno di 55 anni o dall’8° mese in caso di età superiore.

La domanda di NASpI si può richiedere online tramite il sito dell’INPS, accedendo con le proprie credenziali (Spid, CIE, CNS). Si può trovare anche una versione precompilata della domanda di disoccupazione, all’interno della quale è bene però controllare tutti i dati già in possesso dall’INPS prima dell’invio. 

Attenziona alla decadenza.

Infatti è necessario inviare la domanda di NASpI entro 68 giorni dalla data di fine del rapporto di lavoro. In caso di ritardo, si perde il diritto e di conseguenza si perde il sussidio di disoccupazione.

Il consiglio è comunque quello di inviare la domanda quanto prima: se inviata entro otto giorni dalla cessazione, il pagamento partirà dall’ottavo giorno successivo al termine del contratto; se inviata oltre l’ottavo, partirà dal giorno successivo all’invio della domanda.

Come funziona la NASpI ai fini pensionistici? 

Il periodo di disoccupazione indennizzata ha validità per la pensione sia per la decorrenza, ovvero per arrivare alla data di pensionamento, sia per l’importo dell’assegno pensionistico. Parliamo di vera e propria contribuzione figurativa

Cosa significa contribuzione figurativa? Ecco la definizione fornita dall’INPS: 

“I contributi figurativi sono contributi “fittizi” (cioè, non versati né dal datore di lavoro né dal lavoratore) che vengono accreditati dall’Inps sul conto assicurativo del lavoratore per periodi in cui si è verificata un’interruzione o una riduzione dell’attività lavorativa e di conseguenza non c’è stato il versamento dei contributi obbligatori da parte del datore di lavoro”.

Il periodo di disoccupazione, al pari della malattia, della maternità e dei giorni di donazione del sangue, sono momenti in cui il lavoratore è assente dal lavoro o non ha un rapporto di lavoro, ma per i quali l’INPS prevede comunque l’accredito di contributi utili a fini pensionistici.

Non c’è nessuna grossa differenza nel conteggio delle settimane di contributi versati per lavoro o per disoccupazione per arrivare al diritto di una prestazione previdenziale, ma c’è qualche differenza quando calcoliamo l’importo dell’assegno.

Infatti, ai fini del calcolo della pensione futura il periodo di NASpI non deve essere considerato tenendo conto dell’importo ricevuto, bensì bisogna associare ai medi di NASpI un valore figurativo, che altro non è che la media delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni di lavoro, lo stesso parametro usato per calcolare l’assegno mensile NASpI.

Il valore figurativo non viene penalizzato con il meccanismo del décalage, rimarrà uguale per tutti i mesi di disoccupazione.

Quindi ai mesi di disoccupazione l’INPS accrediterà una contribuzione figurativa: ai fini del diritto a pensione possiamo dire che vale quanto quella obbligatoria versata dal datore di lavoro; ai fini della misura, quindi dell’importo dell’assegno, associate la media delle vostre ultime retribuzioni, rispettando il tetto massimo di €2.170,58 per l’anno 2024.

Come si va in pensione con la NASpI?

In questo paragrafo trattiamo una delle tematiche maggiormente richieste e discusse: come si va in pensione con la NASpI?

Vediamolo insieme. 

Se la carriera lavorativa termina con l’indennità di disoccupazione, si ha qualche possibilità di pensionamento in più con la pensione anticipata precoci, anche detta Quota 41, e con l’ape sociale

Per andare in pensione come lavoratori precoci i requisiti sono i seguenti:

  • un anno di lavoro effettivo svolto prima del 19° anno di età
  • 41 anni di contributi (di cui 35 di contribuzione effettiva)
  • condizione di svantaggio: stato di disoccupazione, cioè, aver terminato di prendere la Naspi da almeno tre mesi a seguito di licenziamento

Di seguito Tabella delle condizioni pensione anticipata precoci

Invalidi civili

soggetti con riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, uguale o superiore al 74%

 

Caregiver

soggetti che svolgono assistenza, al momento della richiesta, e da almeno sei mesi, del coniuge o di un parente di primo grado o secondo grado o affine, convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992

 

Disoccupati

 

lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento (anche collettivo), dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, con conclusione integrale da almeno tre mesi della prestazione di disoccupazione spettante

 

Lavori usuranti*

lavoratori notturni

conducenti di veicoli, di capienza non inferiore a 9 posti, adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo

 

Lavori gravosi*

Operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici

Addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza

Marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne

 

*le categorie qui esposte sono puramente esplicative e non costituiscono elenco esaustivo.

Per arrivare ai 41 anni di contributi verranno prese in considerazione anche le settimane di contribuzione NASpI che valgono a tutti gli effetti per arrivare al requisito contributivo. 

Per rientrare come lavoratori precoci l’ultimo rapporto di lavoro che ha dato origine alla NASpI deve essere terminato con un licenziamento; quindi sono esclusi quei lavoratori che hanno terminato la disoccupazione a seguito di scadenza del contratto a termine. 

Se si ha terminato il periodo massimo di NASpI e si aspetta di compiere i 67 anni di età, cosa si può fare?

Ci sono molte probabilità di riuscire ad anticipare l’uscita pensionistica con l’Ape sociale 2024. Di seguito i requisiti: 

  • Età anagrafica: 63 anni e 5 mesi compiuti entro il 31/12/2024;
  • 30 anni di contributi;
  • Essere in una condizione di svantaggio causata da licenziamento o scadenza del contratto a termine con NAspi integralmente fruita.

NASpI e pensione di vecchiaia

Fin qui abbiamo visto insieme quali sono le agevolazioni pensionistiche per chi termina la carriera lavorativa con la disoccupazione.

Ora analizzeremo le casistiche in cui non si può accedere ad una tipologia di prestazione come Quota 41 o Ape sociale. 

La pensione di vecchiaia nel 2024 si ottiene con il raggiungimento di determinati requisiti, quali:

  • 20 anni di contribuiti 
  • 67 anni di età

Nel conteggio della contribuzione vengono calcolate anche le settimane di NASpI e disoccupazione: infatti per arrivare al requisito è valida tutta la contribuzione a qualsiasi titolo versata. 

Questo significa che il periodo di leva volontario svolto dopo il 31 dicembre 2005 non viene automaticamente conteggiato come se fosse un periodo di lavoro effettivo ai fini del calcolo della pensione.

Tuttavia, questo non significa che il servizio militare volontario sia del tutto privo di valore ai fini pensionistici, ma può essere invece considerato attraverso il riscatto con oneri a carico dell’interessato. 

NASpI e pensione anticipata

La pensione anticipata nel 2024 si ottiene soddisfacendo un unico requisito contributivo ovvero 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne o 42 anni e 10 mesi per gli uomini. 

Come già detto all’inizio del nostro articolo: i contributi NASpI valgono a tutti gli effetti per arrivare alla pensione. Quindi per arrivare alle 2.227 settimane di contributi (2.175 per le donne) contiamo anche quelle coperte dalla disoccupazione. L’importante è che di questi 42 anni e 10 mesi (o 41 anni e 10 mesi) almeno 35 siano versati a titolo di contribuzione effettiva, togliendo quindi la Naspi.

NASpI e Opzione donna 2024 

Abbiamo visto come la disoccupazione potrebbe farci andare in pensione prima, con Ape sociale 2024 o Quota 41, e come funziona la pensione di vecchiaia e quella anticipata se finiamo la nostra carriera con la NASpI.

Vediamo ora in questo paragrafo ad hoc come funziona la NASpI e Opzione donna 2024.

Opzione donna 2024 è una normativa che consente alle lavoratrici donne di andare in pensione con 35 anni di contributi e 61 anni di età. Devono però essere soddisfatte alcune condizioni aggiuntive.

Una delle condizioni di Opzione donna 2024 è di essere state licenziate da aziende con un tavolo aperto di confronto per la gestione della crisi aziendale.

Non basta quindi essere dipendenti licenziate da qualsiasi azienda ed aver preso la NASpI, come nelle ipotesi di pensionamento che abbiamo visto finora, ma è necessario che l’azienda che ci ha licenziate abbia un tavolo di crisi aperto presso il Ministero.

Oltre a questo, bisogna anche far attenzione al requisito: i 35 anni di contributi utili per Opzione donna devono essere di contribuzione effettiva.

Ne consegue che nel caso di Opzione donna 2024, per arrivare ai 35 anni di contributi al 31/12/2023, non possiamo includere i periodi di fruizione della NASpI.

NASpI e Quota 103

Quota 103 è la misura introdotta dalle Legge di bilancio 2024. Si può andare in pensione con i seguenti requisiti: 62 anni di età e 41 anni di contributi entro il 31/12/2024.

Quota 103 permette di anticipare l’uscita pensionistica, ma prevede un calcolo interamente contributivo dell’assegno pensionistico che potrebbe comportare delle forti penalizzazioni.

Oltretutto è previsto anche un massimo liquidabile dall’INPS fino al compimento dei 67 anni di età pari a 4 volte il trattamento minimo, parliamo di circa €2.394 lordi mensili.

Se hai diritto a Quota 103, ma non sai se ti conviene accedervi?

Possiamo valutare tutte le opzioni di uscita pensionistica a tua disposizione, mettendo in luce opportunità o svantaggi grazie all’analisi dei nostri esperti previdenziali. Richiedi la tua consulenza previdenziale qui 

NASpI e importo della pensione: cosa cambia? 

Nell’avvicinarsi all’uscita pensionistica in molti hanno paura che il fatto di concludere la propria carriera lavorativa con la disoccupazione possa comportare delle decurtazioni sull’importo del futuro assegno pensionistico. 

Analizziamo nel seguente paragrafo questa situazione. 

Abbiamo esaminato precedentemente che ai fini della misura dell’assegno pensionistico l’INPS assocerà ai periodi di NASpI delle retribuzioni fittizie in linea con le ultime retribuzioni. 

Solo se gli ultimi redditi sono superiori all’importo soglia verrà applicato il massimale di €2.170,59.

Perché molte volte ci si pone il problema di avere un assegno pensionistico inferiore? 

Perché nel sistema di calcolo misto hanno rilevanza anche gli ultimi redditi. La pensione annua sarà la somma di una quota calcolata con il retributivo (basata sulla media degli ultimi redditi) e una quota con metodo contributivo (basata sui contributi versati).

Quindi in caso di stipendi in media più alti del massimale e accedo all’uscita pensionistica con la NASpI, potrei avere una riduzione dell’assegno perché le ultime retribuzioni di disoccupazione sono più basse e mi penalizzano sul calcolo retributivo.

E invece no. 

Infatti, viene in soccorso il D.Lgs 22/2015 per cui: nel caso in cui la pensione sia da liquidare con il sistema misto e le ultime retribuzioni siano Naspi, l’INPS è tenuto ad effettuare un doppio calcolo includendo e togliendo il periodo di disoccupazione e mettendo in pagamento l’importo più favorevole.

Se “neutralizzato” il periodo NASpI, l’importo di pensione è più alto, allora verranno tolti i periodi di disoccupazione dal calcolo della quota con metodo retributivo, ma l’INPS li terrà comunque in considerazione per il calcolo della quota contributiva.

Ovviamente, nulla cambia rispetto alla data di pensione, perché i contributi NASpI rimangono conteggiati ai fini del raggiungimento del requisito contributivo. 

A fronte di ciò possiamo concludere rassicurando che la NASpI non penalizza mai il contribuente che è in procinto di andare in pensione.

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