30 Dicembre 2025
Scopri le principali novità della Legge di Bilancio 2026: proroghe, aumento dell'età pensionabile e previdenza complementare.
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Dopo un lungo iter parlamentare, la Legge di Bilancio 2026 è stata approvata in via definitiva. Il testo ha ottenuto il via libera della Camera dei deputati nella mattinata di martedì 30 dicembre, con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti.Entro la mezzanotte del 31 dicembre la Manovra dovrà essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale per entrare in vigore dal 1° gennaio 2026, diventando così il riferimento normativo per le principali misure economiche e previdenziali del prossimo anno.Analizziamo nel dettaglio la Manovra 2026, passando in rassegna le principali novità sul fronte previdenziale: dai requisiti per l’età pensionabile all’aumento delle pensioni minime, dall’uscita di scena di Opzione Donna fino alle nuove misure dedicate alla previdenza complementare.
Cosa vedremo in questo articolo
Per la pensione di vecchiaia i requisiti rimangono quelli previsti dalla legge 92/2012 (riforma Fornero), ovvero si potrà andare in pensione di vecchiaia a 67 anni di età, per tutti i dipendenti pubblici e privati.Valgono i seguenti requisiti:– 67 anni di età;– 20 anni di anzianità contributiva.Restano invariati i requisiti di accesso alla pensione anticipata: – 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;– 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne. L’aumento all’età pensionabile previsto dalla Manovra 2026 sarà a partire dal 1° gennaio 2027 e proseguirà nel 2028, vediamo in dettaglio cosa cambia.
La Legge di Bilancio 2026 introduce un graduale aumento dei requisiti pensionistici legato all’adeguamento alla speranza di vita. L’incremento sarà pari a un mese dal 1° gennaio 2027 e a ulteriori due mesi dal 1° gennaio 2028, e interesserà lavoratori dipendenti (pubblici e privati) e lavoratori autonomi iscritti alle gestioni INPS.Vediamo in dettaglio i nuovi requisiti previsti: – Pensione di vecchiaia ordinariaDal 1° gennaio 2027 il diritto alla pensione si maturerà con 67 anni e 1 mese di età, oltre a 20 anni di contributi. Mentre, dal 1° gennaio 2028, il requisito anagrafico salirà a 67 anni e 3 mesi.– Pensione anticipata ordinariaDal 1° gennaio 2027 saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contribuzione, che diventeranno 43 anni e 1 mese dal 1° gennaio 2028. Per le donne i requisiti restano ridotti di un anno. Continua inoltre ad applicarsi la finestra mobile di tre mesi.– Pensione anticipata contributivaA partire dal 1° gennaio 2027, l’accesso sarà possibile con 64 anni e 1 mese di età e 20 anni e 1 mese di contribuzione effettiva. Mentre, dal 1° gennaio 2028 i requisiti aumenteranno a 64 anni e 3 mesi di età e 20 anni e 3 mesi di contribuzione effettiva. Anche in questo caso resta in vigore la finestra mobile di tre mesi.– Pensione di vecchiaia contributivaDal 1° gennaio 2027 sarà richiesto il compimento di 70 anni e 1 mese di età, unitamente ad almeno 5 anni di contribuzione effettiva. Tuttavia, dal 1° gennaio 2028, il requisito anagrafico salirà a 70 anni e 3 mesi.Inoltre è importante ricordare che, le ultime due tipologie di pensione si applicano esclusivamente ai lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 o a coloro che scelgono il computo nella Gestione separata INPS.
La Manovra 2026 conferma importanti esenzioni dall’adeguamento dei requisiti pensionistici per categorie specifiche, quali: 1. Lavori usuranti e notturniEsenzione valida fino al 31 dicembre 2028, con accesso alla pensione con le vecchie quote: 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e quorum 97,6.2. Mansioni gravoseL’esenzione si applica a chi ha svolto attività gravose per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni, o almeno 6 anni negli ultimi 7 anni, con almeno 30 anni di contributi e non titolare di Ape Sociale al momento del pensionamento.3. Lavori usuranti e notturni – requisiti specificiSi conferma l’esenzione per tutti i lavoratori che abbiano maturato almeno 30 anni di contribuzione e svolto le attività usuranti/notturne per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni oppure per almeno metà della vita lavorativa.4. Lavoratori precoci con invaliditàL’esenzione si estende anche al requisito contributivo per la pensione anticipata ridotta (41 anni di contributi) per chi possiede un’invalidità civile pari o superiore al 74%.
Per il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, la Manovra 2026 prevede un incremento specifico dei requisiti pensionistici. A partire dal 1° gennaio 2027 l’adeguamento sarà di 4 mesi, con un ulteriore aumento di 2 mesi dal 1° gennaio 2028, per un totale complessivo di 6 mesi.
La Manovra 2026 prevede ulteriori riduzioni dei fondi destinati all’anticipo pensionistico per alcune categorie di lavoratori.Per i lavoratori precoci, i tagli all’anticipo pensionistico ammonteranno a 50 milioni di euro nel 2033 e 100 milioni di euro a partire dal 2034.Per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti, come chi lavora alla catena di montaggio o su turni notturni, che abbiano svolto queste attività per almeno 7 anni negli ultimi 10 o per almeno metà della propria vita lavorativa, i tagli saranno di 40 milioni di euro annui a partire dal 2033.In pratica, il Fondo per il pensionamento anticipato passerà da 233 milioni a 194 milioni di euro. Queste misure hanno l’obiettivo di razionalizzare le risorse destinate alle pensioni anticipate, ma impattano direttamente sulla disponibilità di fondi per chi accede all’uscita anticipata per motivi di lavoro gravoso o precoce.
La Legge di Bilancio 2026 prevede la proroga fino alla fine dell’anno dell’Ape Sociale, mantenendo invariati i requisiti di accesso rispetto all’anno 2025. Requisiti per l’accesso all’APE Sociale nel 2026:– 63 anni di età e 5 mesi– Anzianità contributiva:30 anni per disoccupati, invalidi civili con almeno il 74% di invalidità e caregiver;36 anni per lavoratori impiegati in mansioni gravose.Inoltre, rimane invariata la regola dell’incumulabilità totale della prestazione con i redditi di lavoro dipendente o autonomo ad eccezione del lavoro occasionale entro un massimo di 5.000€ annui.
La Legge di Bilancio 2026 prevede la proroga del cosiddetto Bonus Giorgetti un incentivo dedicato ai lavoratori che scelgono di posticipare l’accesso alla pensione anticipata.Il bonus sarà disponibile esclusivamente per chi matura i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026. In pratica, i lavoratori potranno richiedere di ricevere in busta paga, esentasse, la propria quota di contributi versata mensilmente all’INPS — generalmente pari al 9,19% della retribuzione — in cambio del rinvio della pensione.Questo strumento rappresenta un vantaggio per chi decide di lavorare qualche mese in più, aumentando l’ammontare della pensione futura e ricevendo al contempo un beneficio immediato in busta paga.
Nella Manovra 2026 è previsto l’aggiornamento delle tariffe delle rendite vitalizie, da adottare entro il 1° aprile 2026, sulla base dei coefficienti attuariali aggiornati.Si prevede, in particolare, un possibile incremento dell’onere di riscatto per i periodi contributivi maturati fino al 31 dicembre 1995, da calcolarsi secondo il sistema retributivo.
Confermata la fine della misura Opzione Donna per il 2026. Ricordiamo che la misura poteva essere uno strumento di uscita anticipata dal mondo del lavoro per le seguenti categorie:– Lavoratrici caregiver;– Lavoratrici invalide almeno al 74%;– Licenziate o dipendenti di imprese nel quale è attivo un tavolo di confronto per la gestione della crisi aziendale.
Con la nuova Legge di Bilancio 2026 le pensioni minime registreranno un incremento di 20 euro al mese.Infatti, l’importo complessivo varierà da 603,40 euro a 623,40 euro mensili.L’applicazione di un’addizionale del 2,2% alla rivalutazione previsto nel 2025 scende per l’anno 2026 all’1,5%.
La Legge di Bilancio 2026 introduce nuove regole per chi intende richiedere la liquidazione anticipata della NASpI al fine di avviare un’attività autonoma.Infatti, l’importo della prestazione sarà erogato in due rate, la prima rata pari al 70% dell’indennità, sarà corrisposta alla data di presentazione della domanda di anticipazione; la seconda rata, invece, pari al 30% restante sarà liquidata al termine della durata della prestazione se l’avvio dell’attività autonoma avviene entro sei mesi dalla richiesta. In caso contrario, invece, il pagamento della seconda rata slitterà a sei mesi dalla data di presentazione della domanda.
Un’importante novità riguarda i lavoratori in regime contributivo. La Legge di Bilancio 2026 abroga la possibilità, introdotta nel 2025, ma mai operativa per mancanza del decreto attuativo, di computare su richiesta una o più rendite derivante dai fondi pensione per raggiungere l’importo soglia necessario all’accesso alla pensione anticipata contributiva. Di conseguenza, viene abrogato anche l’innalzamento dei contributi richiesti per la pensione anticipata contributiva — da 20 a 25 anni dal 1° gennaio 2025 e da 25 a 30 anni dal 2030 — previsto per chi avesse voluto utilizzare la facoltà di cumulo tra pensione pubblica e privata.
A partire dal 1° luglio 2026, per i dipendenti del settore privato alla prima assunzione, ad esclusione del settore domestico, è prevista l’adesione automatica ai fondi di previdenza complementare. L’adesione comporterà il conferimento dell’intero TFR maturando e dei contributi, sia a carico del lavoratore sia del datore di lavoro, al fondo pensione. Il contributo del lavoratore non sarà dovuto se la retribuzione annuale lorda erogata dal datore di lavoro è inferiore al valore dell’assegno sociale. Questo meccanismo crea una vera e propria canalizzazione del risparmio previdenziale verso strumenti integrativi, rendendoli parte integrante del percorso lavorativo fin dall’inizio.Il lavoratore avrà comunque 60 giorni dalla data di assunzione per rinunciare all’adesione automatica, scegliendo di destinare il TFR a un’altra forma di previdenza complementare o mantenendolo in azienda con possibilità di successiva revoca.Invece, per i lavoratori non alla prima assunzione, il datore di lavoro dovrà fornire informazioni sugli accordi collettivi in materia di previdenza complementare e verificare eventuali scelte già effettuate dal lavoratore. In assenza di una scelta pregressa, scatterà il silenzio-assenso, con possibilità di rinuncia entro 60 giorni.Sul fronte fiscale, il maxi-emendamento di dicembre 2025 aumenta la deducibilità dei contributi versati alle forme di previdenza complementare. Cosa vuol dire? Dal 2026, i contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro — sia volontari sia obbligatori per contratto o accordi collettivi, inclusi quelli aziendali — saranno deducibili dal reddito complessivo fino a 5.300 euro, rispetto agli attuali 5.164,57 euro.Queste novità rappresentano un incentivo concreto all’adesione alla previdenza complementare, agevolando il risparmio previdenziale e migliorando le prospettive di pensionamento integrativo per i lavoratori.
L’obbligo per i datori di lavoro privati di versare le quote di TFR non destinate alla previdenza integrativa al Fondo di tesoreria INPS è stato introdotto già dal 1° gennaio 2007 per le aziende con almeno 50 dipendenti. Nel corso degli anni, questa regola ha garantito maggiore sicurezza e trasparenza nella gestione del TFR, riducendo il rischio di ritardi o mancati versamenti da parte delle imprese.La Manovra 2026 amplia ulteriormente la platea dei soggetti coinvolti, introducendo un meccanismo graduale, che lasciamo di seguito:– Dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2027, i datori di lavoro dovranno versare il TFR anche se raggiungono la soglia di 60 dipendenti in qualsiasi momento, calcolando la media annuale dell’anno precedente.– Dal 1° gennaio 2028 al 31 dicembre 2031, la soglia scenderà a 50 dipendenti.– Dal 1° gennaio 2032, l’obbligo riguarderà i datori di lavoro con almeno 40 dipendenti.In questo modo, la Manovra 2026 estende progressivamente l’obbligo già previsto nel 2007, incentivando il trasferimento del TFR al Fondo di tesoreria INPS o alla previdenza complementare.
A partire dal 1° gennaio 2026, la Legge di Bilancio ha previsto la riduzione della seconda aliquota Irpef. Di seguito le nuove aliquote IRPEF 202623% per i redditi fino a 28.000 euro;33% per i redditi da 28.001 a 50.000 euro;43% per i redditi oltre 50.000 euro.La misura prevede la riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33% per i redditi da 28.001 euro fino a 50.000 euro. Per darne un esempio concreto, vale circa 40 euro l’anno per chi guadagna 30.000 mila euro, fino a 440 euro per chi guadagna 50.000 mila euro o più.
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