Novità previste dal Ddl Bilancio: l’aumento delle pensioni minime e il cd. bonus Maroni.
22 Novembre 2022
Pensioni quota 103 e aumenti al 120% per le minime. Tutte le novità

Cosa vedremo in questo articolo
Le ultime novità in materia previdenziale previste dal Ddl Bilancio: l’aumento delle pensioni minime e il cd. bonus Maroni.
L’Aumento delle pensioni minime
Il disegno di legge di bilancio approvato dal Governo Meloni nella giornata di ieri 21 novembre 2022, nelle intenzioni della maggioranza, segna l’inizio di un percorso pluriennale che, entro la fine della legislatura, dovrebbe garantire, il raggiungimento della soglia dei 1000 € al mese per le pensioni minime.
A partire dal mese di gennaio 2023, le pensioni minime – il cui importo per il 2022 è pari ad € 524,35 per 13 mensilità – vedranno un incremento di circa 45 € al mese.
Tale aumento si traduce in un bonus di 104 € l’anno rispetto al livello minimo del 2022.
Con la manovra – in corso di approvazione definitiva – il Governo aggiunge una quota in più (il 20% in più rispetto a quella piena del 7,3% già prevista con decreto firmato dal ministro dell’Economia Giorgetti) raggiungendo una rivalutazione pari al 120% rispetto all’inflazione.
La decontribuzione sul modello del bonus Maroni
Il Ddl bilancio ha previsto anche un incentivo per coloro che, avendo raggiunto i requisiti per il pensionamento, decidano di continuare a lavorare.
Si tratta di una misura premiale finalizzata a ritardare i pensionamenti che prevede una decontribuzione del 10% per chi decide di rinviare l’uscita dal lavoro.
I lavoratori dipendenti, a fronte dell’interruzione del versamento dei contributi, vedrebbero aumentare la retribuzione di una quota pari a quella dei contributi a proprio carico (9,19%) non versati.
Tale misura, pensata, in particolare, per favorire il posticipo dei pensionamenti in alcuni settori del pubblico impiego che presentano forti carenze nell’organico (nel settore della sanità, ad esempio, dove si vuole evitare una ulteriore riduzione dei medici nelle strutture ospedaliere), dovrebbe essere estesa alla maggior parte dei lavoratori.
Per beneficiare dell’incentivo la soglia effettiva è rappresentata dai requisiti minimi previsti per l’accesso alla pensione fissati per le singole categorie interessate dal meccanismo della decontribuzione.
In generale, si consideri che, secondo le previsioni del ddl bilancio, nel 2023 si potrà andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età – cd. “quota 103”- e, come detto, con l’incentivo della decontribuzione del 10% per chi decide di continuare a lavorare.
Il suddetto incentivo è ricalcato sul modello del bonus Maroni introdotto con Legge 243/2004 (riforma Maroni), in vigore dal 2004 al 2007, ma se ne differenzia per alcuni importanti aspetti:
– i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla pensione, in precedenza inferiori rispetto agli attuali;
– l’aumento della retribuzione, che nel caso del bonus Maroni, riguardava tutti i contributi che sarebbero stati versati all’ente di previdenza – per un importo pari a circa un terzo dello stipendio – mentre l’attuale misura stabilisce un aumento inferiore, pari alla sola quota contributiva a carico del lavoratore (il 9,19%).
Si tenga presente, infine, che il testo del ddl, sarà oggetto di valutazione europea e verrà presentato alle camere per essere approvato entro il 31 dicembre, potendo subire alcune modifiche nel corso dell’iter parlamentare.
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22 Novembre 2022 | Dott.ssa Pamela Di Pede