Guida introduttiva alla previdenza complementare

29 Gennaio 2021

Cos’è la Previdenza Complementare? Come potrebbe assicurare ai lavoratori, una volta arrivati alla pensione, un tenore di vita simile a quello sostenuto durante gli anni di lavoro? Leggi la nostra guida!

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La previdenza complementare rappresenta il secondo pilastro del sistema pensionistico nazionale, ovvero quel fondo che funge da integrazione alla previdenza di base obbligatoria.

La previdenza complementare si basa su un sistema di forme pensionistiche atte a confluire nel risparmio previdenziale, attraverso il quale, al termine della vita lavorativa, si potrà beneficiare di una pensione integrativa.

Si tratta di un vero e proprio supplemento che concorre ad assicurare al soggetto impiegato, un livello adeguato di tutela pensionistica e un tenore di vita simile a quello sostenuto durante la carriera lavorativa.

 

Previdenza complementare: perché?

Il sistema pensionistico italiano si basa su un patto definito “intergenerazionale”.

I lavoratori attuali, grazie ai propri contributi, sostengono le prestazioni pensionistiche di quei soggetti che già usufruiscono della pensione, a loro volta, questi lavoratori vedranno pagate le proprie pensioni dai giovani lavoratori del futuro, e così via.

La stabilità di questo delicato equilibrio, tuttavia risulta minata da alcuni aspetti socio-demografici che hanno subito notevoli trasformazioni nell’arco degli ultimi anni:

  • L’aumento del tasso di longevità, che fa sì che vengano pagate più pensioni e per più tempo;
  • Il rallentamento della crescita demografica, che riduce l’ammontare dei contributi disponibili al pagamento delle pensioni.

Questo ha portato ad un sensibile aumento dell’età pensionistica, della spesa pubblica e alla crescita del numero dei pensionati rispetto a quello dei lavoratori. Secondo recenti studi, nel giro di una generazione la percentuale dei pensionati, rispetto a quella dei lavoratori, passerà dall’attuale 37% al 65% nel 2040.

 

Sistema contributivo: come funziona

Attualmente, la prestazione pensionistica in Italia, viene calcolata moltiplicando i contributi versati dal lavoratore per il coefficiente di trasformazione, ossia: più contributi vengono versati e per più anni lo si fa, maggiore sarà la pensione che si andrà a percepire. Ma facciamo un esempio.

 

Luca (lavoratore dipendente) e Anna (Lavoratrice autonoma)

Luca è un lavoratore dipendente che ha iniziato a lavorare nel 1999 con un reddito annuo di 22.000 euro e una prospettiva di crescita salariale del 2%. Secondo i criteri di calcolo pensionistici, Luca andrà in pensione a 67 anni con 46 anni di contributi effettivi versati, e l’ammontare della sua pensione sarà pari al 73% dell’ultimo stipendio percepito.

Secondo gli stessi criteri, ad Anna, lavoratrice autonoma, sarà corrisposta una somma pari al 63% (circa) dell’ultimo reddito.

Nel concreto, se un soggetto nel suo ultimo mese come lavoratore attivo percepiva uno stipendio di 1.000 euro, il reddito del primo mese da pensionato, sarà:

  • 730 euro se dipendente;
  • 630 euro se autonomo;
  • 700 euro se parasubordinato.

In questo scenario, il modello di pensione integrativa gioca un ruolo fondamentale, sia per il contenimento della spesa pubblica, sia come garanzia per i lavoratori che, attraverso l’adesione alla previdenza complementare, avrebbero diritto ad un 20/25% di pensione aggiuntiva.

 

Tipologie di fondi pensione:

La pensione complementare si istituisce attraverso la sottoscrizione di fondi pensione a cui possono aderire:

  • I lavoratori dipendenti, privati e pubblici;
  • I soci lavoratori e i lavoratori dipendenti di produzione e lavoro;
  • I lavoratori autonomi e liberi professionisti;
  • Persone che svolgono lavori non retribuiti in relazione a responsabilità familiari;
  • Lavoratori a progetto o occasionali.

 

E sono, principalmente di quattro tipi:

  1. Fondo negoziale o contrattuale, si tratta di una forma pensionistica complementare istituita dai rappresentanti dei lavoratori nell’ambito della contrattazione nazionale di settore o di azienda.
  2. Fondo aperto, è una forma di previdenza complementare privata fondata da istituzioni finanziarie. È costituita sotto forma di patrimonio separato ed autonomo di cui i fondi sono destinati al pagamento della prestazione degli iscritti.
  3. Il piano individuale pensionistico, è una forma di previdenza complementare di tipo integrativo su base volontaria che si va a sommare a quella obbligatoria.
  4. Il fondo pensione preesistente, è una forma di previdenza complementare già istituita alla data del 15 novembre 1992. Si tratta di una forma previdenziale destinata a specifiche categorie di lavoratori dipendenti individuati dai contratti o accordi collettivi aziendali o interaziendali.

 

Fondo di previdenza complementare: come funziona.

Il funzionamento delle forme di previdenza complementare è piuttosto semplice. Le parti: il lavoratore, il datore di lavoro e lo Stato, accumulano all’interno di un fondo specifico somme di denaro che vengono investite da operatori del settore finanziario fino al conseguimento da parte del lavoratore della pensione. Il montante ottenuto, rappresenta la base patrimoniale e quindi la rendita pensionistica complementare.

La rendita pensionistica, è determinata da tre principali fattori:

  1. L’importo versato dall’assicurato attraverso il contributo personale e il versamento del TFR;
  2. Il contributo da parte del datore di lavoro (se presente);
  3. Dai rendimenti del fondo pensione.

L’elemento caratteristico dei fondi di previdenza complementare è il sistema a capitalizzazione, grazie al quale i versamenti effettuati dai lavoratori sono nominativi e vengono investiti per generare la rendita futura dello stesso soggetto.

 

Conclusioni

Se hai intenzione di aderire ad un Fondo di Previdenza complementare ma non sai a chi rivolgerti, contattaci! Siamo a tua disposizione per chiarire i tuoi dubbi e per offrirti un piano di ottimizzazione previdenziale pensato su misura per te.

 

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