Allarme sostenibilità pensioni: i prossimi scenari
13 Giugno 2024
Perché il 2030 è il cosiddetto anno zero? Abbiamo analizzato i dati, le prospettive di uscita pensionistica e le possibili soluzioni nel 2030 e nel 2063.

Cosa vedremo in questo articolo
Per comprendere meglio le implicazioni a lungo termine dell’attuale sistema pensionistico italiano, abbiamo esaminato i prossimi scenari in base ai dati raccolti sull’allarme sostenibilità pensioni per il nostro paese, con un focus particolare sul periodo dal 2030 al 2065.
Perché questo?
Negli scorsi giorni è stato aggiornato dall’INPS il simulatore Pensami, la nuova revisione tiene conto degli ultimi adeguamenti degli incrementi alla speranza di vita dei requisiti pensionistici.
L’ultimo scenario elaborato dalla Ragioneria generale dello Stato, come noto, conferma il mancato adeguamento dell’età pensionabile anche nel biennio 2027-2028 a causa del progressivo rallentamento della speranza di vita registrato negli ultimi anni. Pertanto sino al 31 dicembre 2028 resterebbe confermata l’età di 67 anni per l’accesso alla pensione di vecchiaia, per salire a 67 anni e 1 mese nel biennio 2029-2030 e dal 2031 si sale con 4 mesi.
Il dato emerso dalle simulazioni è verso chi compie quest’anno trent’anni, ovvero tutti coloro nati nel 1994, che hanno cominciato a lavorare all’inizio del 2022 e che hanno almeno 20 anni di contributi, andranno in pensione di vecchiaia a dicembre del 2063 con 69 anni e 10 mesi di età.
Questo dato evidenzia ancora una volta la fragilità del sistema pensionistico italiano, tematica su cui noi di PreviOn abbiamo posto l’attenzione a partire dai primi mesi del 2024 con il rapporto Ocse 2023 e l’XI Rapporto di Itinerari Previdenziali.
Ma quali gli scenari possibili?
Analizziamoli in dettaglio
Pension at a Glance 2023: rapporto Ocse
Il rapporto dell’Ocse “Pension at a Glance 2023”, pubblicato nel dicembre 2023, mette in luce gli effetti delle riforme pensionistiche in alcuni paesi rilevando le differenti anomalie nazionali.
Il rapporto Ocse ritiene fortemente penalizzati i sistemi di pensionamento anticipato introdotti negli ultimi anni in Italia per le generazioni future.
Perché questo?
Nel 2021 in Italia la spesa pubblica sulle pensioni in rapporto al PIL è salita al 16% e tenderà ad aumentare. Infatti, l’Italia rispetto ai paesi UE, è seconda solo alla Grecia per maggiore spesa pubblica sulle pensioni. I dati emersi dal rapporto Ocse avevano già evidenziato che, per tutti coloro che iniziavano la propria attività lavorativa nel 2022 la prospettiva di pensionamento si innalzava almeno all’età di 71 anni.
Di fronte a questo scenario la prospettiva futura non sembra essere in miglioramento. Difatti, tra il 2030 e il 2040 si stima che la spesa pubblica sulle pensioni sarà equivalente al 17% del PIL.
Abbiamo realizzato una guida veloce con i dati riportato nel report Ocse, ti lasciamo il link cliccando qui.
Allarme sostenibilità pensioni: 2030 anno zero
L’allarme lanciato dall’Ocse sul futuro delle pensioni in Europa trova una preoccupante conferma nel nostro paese. L’XI Rapporto di Itinerari Previdenziali dipinge un quadro tutt’altro che roseo: la stabilità attuale del sistema previdenziale italiano è solo un’illusione temporanea.
Entro il 2030, infatti, i costi potrebbero superare gli introiti, mettendo a rischio le pensioni future, così da decretare il 2030 come “anno zero”.
Il Rapporto sottolinea che il sistema pensionistico italiano è strutturalmente deficitario: il numero di pensionati è in costante aumento, mentre quello dei contribuenti diminuisce. Questo squilibrio, se non affrontato con interventi decisivi, porterà a un collasso del sistema entro pochi anni. Tra i fattori che contribuiscono a mettere a dura prova la sostenibilità economica del sistema italiano ci sono le forme di uscita pensionistica anticipata.
Infatti, l’ultimo Osservatorio INPS pubblicato a marzo 2024 ha rilevato che negli ultimi 5 anni vi è stato un aumento della spesa pensionistica di circa 70 miliardi di euro.
Vediamo qualche dato:
- Nel 2022 sono state erogate oltre 260.400 pensioni anticipate;
- Nel 2023 sono state erogare 227.639 pensioni anticipate;
- Oltre 435.000 lavoratori hanno usufruito della Quota 100 per il pensionamento anticipato;
- 36.000 lavoratori hanno usufruito della Quota 102 e successivamente della Quota 103
Le ipotesi che si prospettano virano verso un ridimensionamento delle forme di uscita pensionistica anticipata a partire dal 2025.
Ne abbiamo parlato all’interno di un nostro video: clicca qui per vederlo. Ti ruberà meno di un minuto!
L’aggiornamento del simulatore Pensami INPS, pur con la sua nuova veste, ha concentrato mediaticamente la sua attenzione su chi andrà in pensione tra 40 anni, nel 2063. Ma cosa succede a chi invece raggiungerà la soglia pensionistica vicino il cosiddetto anno zero, tra il 2030 e il 2035?
Uscita pensionistica 2030
Dai dati riportati grazie agli studi effettuati sul nostro sistema previdenziale, è emerso come il 2030 risulti essere l’anno zero e su cui porre maggiore attenzione nei confronti della sostenibilità del sistema pensionistico.
Chi si appresta all’uscita lavorativa entro il 2030 come può abbattere l’aumentare dell’aspettativa di vita?
Sicuramente un elemento importante da considerare prima del tempo è la possibilità di accedere a forme di pensionamento anticipato laddove resteranno in essere. In particolare, è fondamentale iniziare ad avere conoscenza della propria situazione previdenziale al fine di ottimizzare al massimo la propria posizione e la propria pensione futura.
Pensione nel 2063: quali scenari?
In considerazione di questi fatti, è necessario comprendere come poter intervenire sulla situazione futura.
Si può infatti considerare di ampliare le proprie forme di previdenza andando ad integrare così la pensione futura attraverso i tre pilastri del sistema previdenziale italiano.
Per saperne di più dai un’occhiata al nostro articolo di blog su come funziona e com’è strutturato il sistema previdenziale in Italia
Tale situazione assoggettata alla diminuzione costante di nuovi nati, l’aumento dell’aspettativa di vita e l’inflazione sui costi della previdenza portano a pensare a una ridistribuzione delle risorse nonché degli investimenti.
Le esigenze previdenziali di ogni individuo sono diverse, per questo la figura del consulente previdenziale può fornire una pianificazione personalizzata che tenga conto delle specifiche esigenze e degli obiettivi di ogni individuo.